(L)otto Marzo – Tutta un’altra storia

Lotto Marzo

C’è stata una lunga parte della mia vita dove la narrazione al maschile era quella normale, giusta, indiscutibile. Le grandi scoperte, le avventure, gli studi, la letteratura erano in mano agli uomini e così era, punto.

Ci ha pensato Virginia Woolf a chiarirmi le idee a diciassette anni. Ho letto per caso il suo “Una stanza tutta per sé” e ho sentito dentro di me, letteralmente, un suono come di legna che si spacca. Trac!

Ancora lo sento, quel suono,quando scopro qualcosa che non so riguardo la storia delle donne. Che ormai è una storia a parte, separata e allo stesso tempo intrecciata a quella degli uomini. Ma non è separata perché abbia viaggiato su binari diversi, bensì perché l’hanno epurata. Chirurgicamente.

Per fare in modo che qualcosa non esista, basta che nessuno ne parli. Sparirà in un lampo.

{Ecco perché ci tengo che le donne vengano chiamate con i nomi professionali al femminile e perché rispetto chi non si conosce in questa grammatica binaria. Se non puoi nominare una cosa, una persona, quella cosa e quella persona smetteranno di essere visibili, di avere importanza.}

Da allora ho sempre cercato di capire dove fossero finite le donne. Ho ascoltato i loro punti di vista, ho cercato di non cadere nel tranello di pensare che se non vengono citate, significa che non ci sono. Non è una missione di vita, è un modo di vivere. Cioè, non ho uno scopo, una meta, ma voglio che il mio vivere comprenda quella metà del mondo che spesso viene ignorata, calpestata, usata.

La questione femminile ha tali e tante sfaccettature che è impossibile enumerarle e parlarne in maniera esaustiva. Però ognun@ di noi può fare la propria parte. Non ho paura della parola “Femminista”. Ringrazio le femministe, è solo grazie a loro che posso parlare così come faccio, se conosco quello che so, se posso votare, divorziare, abortire (ahi noi, non lasciamoci fregare, teniamo duro che non è detto non vengano rimessi in discussione nuovamente questi diritti). È grazie alle femministe se conosco i nomi di molte donne che hanno cambiato la scienza, la storia, il diritto, e che hanno contribuito attivamente al nostro progresso in quanto umanità e in quanto donne.

Non esiste, per me, una definizione esatta di femminismo. O meglio, so ricondurlo in concetti che sono certi, ma non in azioni. Ognun@ di noi può essere femminista in modi diversi. Purtroppo spesso il percorso di scoperta di se stesse e dei propri diritti è un viaggio solitario. A volte è un lavoro che si fa singolarmente e chi parte da un punto più lontano farà cose che chi è più avanti troverà scontate. Ma per me non è così. Per me è fondamentale comprendere e da lì iniziare il percorso e, soprattutto, consegnarlo alle nuove generazioni, in modo che non debbano partire da lontano anche loro.

Comprendere che ogni piccolo gesto per conquistare il proprio spazio nel mondo, nel rispetto dei diritti altrui (e, anzi, laddove non ci siano, lottando perché li abbiano), è femminismo. Può essere il ricalibrare del carico mentale in casa oppure la richiesta di pari salario. Può comprendere le pari opportunità di accesso a un lavoro come il cambio pannolino alternato fra genitori. La gonna lunga se si ha voglia, il rossetto rosso se lo si desidera, il completo disinteresse per la moda o la voglia di sfilare. Non esiste etichetta che definisca una donna femminista se non nella volontà di vivere in un mondo dove ogni persona ha pari diritti rispetto a quella che le sta a fianco, indipendentemente da qualsiasi tipo di differenza ci sia fra loro.

Io, di mio, penso anche che non potrà esistere parità finché non ci sarà consapevolezza che i diritti non sono una coperta che non può coprire tutt*. Sono esattamente il contrario. E in questo includo anche gli esseri non umani, la natura, e l’intangibile.

Il mio entrare nel mondo della consapevolezza è iniziato a scuola e con un libro. Non potevo che proseguire il mio percorso grazie a questi miei amici di carta che ora sono diventati anche digitali – o addirittura sonori, come per “Liberati della brava bambina” che ho ascoltato grazie a Audible – amici che mi hanno aperto porte, introdotto in un mondo più vasto.

Lo scorso anno, il 2019, ho letto solo libri scritti da donne. Pensavo che avrei avuto difficoltà, perché di solito i nomi che circolano sono spesso maschili, già dall’infanzia. Così non è stato. Ho ascoltato voci di donne e ho apprezzato di averlo fatto. Non è detto che leggere un libro scritto da una donna significhi per forza parlare di femminismo, però è un modo per contribuire attivamente a far sì che le voci di donne non restino inascoltate, non vengano sempre viste come meno autorevoli. Se le donne non vengono lette, io le leggo. Se non vengono e-lette io le voto. E a chi mi dice “devono meritarselo” rispondo che certamente per ogni uomo che vale c’è sicuramente una donna che vale altrettanto.

Le donne non sono tutte intelligenti, interessanti, autorevoli. Ma nemmeno gli uomini. Da qui la mia scelta di dare una possibilità in più a mie sorelle. Coloro che stanno percorrendo la mia strada, fatta di ostacoli, rinunce, sensi di colpa, difficoltà nel farsi percepire come professionali.

Ho deciso, quindi, di aprire una sezione, qui sul blog, che chiamerò semplicemente “Femminile” in cui inserirò i post dove l’argomento è correlato con la situazione delle donne, passata e presente e mi auguro futura. Letture o considerazioni che penso interessanti da condividere con voi. Femminile è una parola che a volte associamo alla delicatezza, al rosa, alla scelta di argomenti come il ricamo, la cura dei bambini. I giornali femminili non trattano di questi argomenti da sempre? Eppure se la si ripete più volte, questa parola si libera dagli stereotipi e diventa potente, prende energia, esplode nella sua forza. E sì, potrebbe essere che si parli di cucito. Che si ami il rosa. Ma anche che si passino 199 giorni in una stazione spaziale internazionale o che si attraversi il deserto in solitaria. Può essere che si stia a casa a leggere o si esca a ballare. Non esiste definizione, ma solo esperienze, vita, racconti di donne che, insieme, creano quella bellissima parola.

Lo faccio con questo scritto e con il mio post su “Liberati della brava bambina”, che arriverà a breve, libro appena letto di Maura Gancitano e Andrea Colamedici. Continuerò con altri libri che ho letto e che leggerò in futuro.

A tutte, auguro che l’otto Marzo sia sempre una giornata di riconferma del nostro femminile. Di riappropriazione anche di codici che abbiamo lasciato per paura di uno stereotipo. Io, l’anno scorso, ho raccolto delle mimose e le ho regalate alle mie amiche del club di lettura. Non quelle cose tristi e smorte che ci vediamo regalare nei negozi per obbligo. Bensì mimose raccolte da me, per altre donne. Un simbolo che porta con sé un messaggio di sorellanza e di forza. Ho aggiunto una poesia, Giuro per i miei denti da latte di Mariangela Gualtieri, legata con un nastrino. Ne regalo un estratto anche a voi.

Giuro che questa terra non sta per finire
giuro che io sento a volte una gioia così grande,
giuro che la gioia esiste, che esiste e io la sento,
e giuro che non mi lascerò intristire
da nessun piagnucoloso profeta,
da nessun artista che mercanteggia col dolore,
da nessuno che scorrazza nel sangue e me lo spiega
da nessun imbonitore con le sue parole soffocanti.

Giuro che io salverò la delicatezza mia
la delicatezza del poco e del niente
del poco poco, salverò il poco e il niente
il colore sfumato, l’ombra piccola
l’impercettibile che viene alla luce
il seme dentro il seme, il niente dentro
quel seme. Perché da quel niente
nasce ogni frutto. Da quel niente
tutto viene.

La definizione Lotto Marzo fa riferimento allo sciopero delle donne nella data dell’otto Marzo, appunto. La rete di associazioni e collettivi femministe Non una di meno raggruppa e coordina lo sciopero. È una realtà inclusiva che si sta facendo portavoce di varie istanze, che vanno dal diritto alla IGV all’istruzione, al lavoro e tanto altro. Invito alla sua conoscenza e, per chi si dovesse riconoscere nel loro percorso, a partecipare attivamente.

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