Sbocciare

Sbocciare

Gli sembrò che il grigio non soffocasse più il campus; guidava il suo sguardo verso fuori e in alto, verso il cielo, quasi a indicargli un’opportunità cui non sapeva dar nome.”⁣


John Edward Williams – Stoner

Questa lettera l’ho chiamata sbocciare. Quell’affacciarsi verso l’esterno, un po’ timido, forse, ma di sicuro con un processo irreversibile, anche se lento. Ogni persona ha i suoi tempi. I suoi modi.

Ma sbocciare si deve.

Un fiore non lo sceglie, fiorisce, si apre, affronta la vita. Così noi. A un certo punto non è più una scelta ma un processo naturale.

Un modo per dire: “Eccomi, io sono qui e ho questi colori e non altri, ho questo aspetto e non un altro. Perché per la vita che conduco e per i bisogni che ho, sono i colori giusti e l’aspetto giusto per me. Mi permettono di distinguermi dagli altri fiori, sono un fiore unico perché diverso da qualsiasi altro.”

Ecco cosa intendo per sbocciare.

Non solo affacciarsi, aprirsi, ma anche mostrarsi, appunto. Rivelare quei colori che a volte nascondiamo a noi stesse, a noi stessi. E agli altri.

Conosci i tuoi colori? Ciò che ti rappresenta, che è la tua essenza? Sapresti, senza ombra di dubbio alcuno, descriverti attraverso ciò che ti rende felice? Io ho faticato a capirlo. Eppure credo sia essenziale fare questo lavoro interiore. Una volta capito sarà più facile prendere decisioni che riguardano il nostro presente e si evitano delusioni che – se si è coerenti – si rivelano essere strade che in fondo, non erano fatte per noi. Sai, capire cosa abbiamo dentro, cosa sia quella luce che ci può guidare, non è facile. Ho trovato in questo senso molto interessante un video di Tlon, dove Maura Gancitano parla della differenza fra vocazione e talento.
{Metto il video a fine, così puoi guardarlo con comodo}

Credo che questa storia del talento abbia messo in gabbia molte persone. Intanto perché, diciamocelo, non sempre sentiamo di avere un talento particolare. A volte ci sentiamo attratti da più cose altre volte capaci a niente. In questo si inserisce anche il discorso spettacolare di Emilie Wapnick in cui mi rivedo, anche se non completamente.
{Troverai anche lei, in fondo alla lettera.}

Certamente per sbocciare si deve prima restare chiusi nel bocciolo. O nel bozzolo. Non è perdere tempo, non è timore. Forse timidezza, a volte. Ma va bene lo stesso. Al momento giusto vedremo una linea di luce e da lì potremo trovare la via per uscire.

Stare in silenzio, pensare a noi stesse, a noi stessi, immobili, non significa che dentro la nostra anima qualcosa non scalpiti.

Non è una scusa per procrastinare ma un modo per leggersi dentro. Ci sarà un momento – forse per te c’è già, forse sta per arrivare – in cui una ferma coscienza di ciò che sei verrà a galla e sarà come se fosse sempre stata lì, pronta. Allora sarà il momento di muoversi, agire, andare nella direzione che ti fa stare bene. Se non ti senti pront@ non devi disperare, non devi pensare che ci sia qualcosa di sbagliato o che sia troppo tardi. L’età anagrafica quasi mai coincide con la maturità dell’anima. L’anima ha un percorso personale che può fare un balzo in avanti di anni in pochi secondi.

Emily Dickinson diceva⁣

…devo ingannarmi al Cenno⁣
E decifrare il Segno⁣
E fare molti errori, se alla fine⁣
Afferro il bandolo divino -⁣


Non è semplice e a volte fa paura. Ma poi⁣

Praterie di Maestà concede⁣
E facili Distese di Cielo –

Per me sbocciare è stato dare un senso ad avvenimenti che mi sono capitati e che mi hanno cambiata, forgiata, forse anche un po’ ammaccata. Mi hanno anche fatto capire cosa – forse anche chi – non desidero più faccia parte della mia vita. E questa base si sta rivelando molto stabile.

Sbocciare è dare respiro alle passioni che ci fanno stare bene. Che siano remunerative o meno, che abbiano il consenso di chi ci sta vicino o meno. Sbocciare significa affermare senza problemi che stiamo bene così e pazienza per gli altri. Stiamo bene introversi, allegri, taciturne, stiamo bene a leggere piuttosto che a bere l’aperitivo in centro, o viceversa stiamo bene a provare abiti davanti allo specchio, a cantare a squarciagola sotto la doccia, usare abiti fuori moda, dire di no, preferire qualcosa che non è popolare. Sbocciare è dire “a me piace” come Luisella {la troverai in un video qui sotto}. Fermati – questo periodo forse ti ha permesso di farlo già – e pensa. Cosa mi rende una persona unica? Cosa mi fa stare bene? Cosa, guardandomi indietro fra tanti anni, mi farà dire: “sono stata brava, ho seguito il mio istinto, il mio cuore”?

Non sto parlando di grandi sogni. (O forse anche di quelli). Parlo principalmente dalla base che permette di realizzarli. Cioè una persona serena, felice di essere se stessa, di essere indiscutibilmente centrata su ciò che la fa stare bene in maniera consapevole. Perché per prima cosa a noi stesse e noi stessi, dobbiamo la libertà della franchezza.

Quindi guardati dentro, osservati, abbi il coraggio di scegliere.

La parte più vera di te non aspetta altro che mostrare la corolla, di lasciare che il vento scompigli i petali e che la rugiada la disseti.

Ti lascio qui.

Augurandoti di sbocciare come Kevin Kline in “In & Out al ritmo di I will survive, come Billy Elliot osservato dal padre incredulo, come Suor Maria Roberta in “Sister Act” quando lascia sgorgare la sua voce. Ti auguro di sbocciare come Elena Rossini che ne “Il sentiero dei profumi” deve scegliere fra cosa lasciare indietro e cosa accogliere. Sboccia come Bridget Jones quando dà le dimissioni. Come Hermione Granger al ballo del Ceppo.

Ti auguro di capire cosa – o chi – desideri e una volta capito che tu lo accolga e scelga di lasciarti prendere dall’euforia e dalla voglia di mettere in pratica, di vivere la tua passione. E quando lo fai, pensare a quanto sia liberatorio e di ballare come Gene Kelly in “Singing in the rain. Ti auguro la comprensione di Cary Grant in “Un amore splendido“. La consapevolezza di Katniss Everdeen un attimo prima di scoccare l’ultima freccia. Riconoscere il bene, riconoscere il male. Scegliere da che parte stare.

Infine, ti auguro amore. Per il tuo cuore che batte, per i tuoi successi raggiunti (non pensare siano piccoli, mai), per la persona che sei e che ha bisogno di sbocciare. Ogni giorno, ogni volta.

Come un giardino.

Mostra la tua corolla. Alle api che si ciberanno della tua dolcezza, alla rugiada che si poserà sui tuoi petali, a chi ti passa accanto, per colorargli la giornata. Cura le tue radici, innaffia il terreno su cui vivi, concimati con nutrimento per la tua anima. Meriti amore.

Sboccia, fiore.

Ci sentiamo fra un mese,
Gabriella

Questo post nasce dalla lettera che ho inviato alle iscritte e agli iscritti della Newsletter
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Ecco i video di cui ti parlavo:

Maura Gancitano spiega la differenza tra vocazione e talento.
Emilie Wapnick e la multipotenzialità.
“A me piace” – A proposito, ricordi il mio post Grigioverde?
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