Gertrude Stein e l’autobiografia mascherata.

Gertrude Stein e l'autobiografia mascherata

L’america la mia patria, Parigi la mia città.

Gertrude Stein nasce il 3 Febbraio 1874 in Pennsylvania. Dichiarerà che l’America sia la sua patria ma Parigi la sua città. E proprio a Parigi nasce quell’angolo di mondo, aperto alla “generazione perduta” di esuli o espatriati che probabilmente è uno dei primi luoghi che molti di noi vorrebbero visitare se solo fosse possibile viaggiare nel tempo.
Deve essere quello che ha pensato Woody Allen nel suo Midnight in Paris, mentre permette al suo protagonista di passare – quasi con meno fatica che sul binario 9 e ¾ – dalla Parigi moderna a quella dei ruggenti anni ’20, dove Gertrude viene interpretata dalla sempre impeccabile Kathy Bates.


C’è un’analogia che da inizio anno mi preme. Gli anni ’20 sono tornati. E se cento anni si sentono e i cambiamenti sono stati epocali, sento che per molti versi ci siano artisti del novecento che risultano essere talmente moderni, oggi, da potersi dire ancora all’avanguardia.
Gertrude Stein è sicuramente una di loro. Difficilmente viene in mente una persona – uomo o donna – che abbia saputo come lei riunire i maggiori rappresentanti di un’epoca artistica che non ha eguali. Il fermento, la voglia di esplorare, di andare oltre il conosciuto, lasciandosi il passato più che alle spalle. Moderna in un senso pieno della parola.

Gertrude Stein - 27 rue de Fleurus

Donna, genio, lesbica, indipendente, amante dell’arte. Altro?

Donna energica – qualcun* sostiene persino tirannica – attenta, capace di canalizzare e catalizzare arte e artisti. Scrittrice lei stessa ha una produzione che spiazza e che richiede un’attenzione nella lettura come pochi altri. Sperimenta continuamente, elimina il superfluo e si concentra sul presente, sulla ripetizione, sul concetto che inizia ad avere un significato nella sua ridondanza.
Hemingway, Picasso, Matisse, Ezra Pound, Georges Braque, Francis e Zelda Fitzgerald, sono solo alcuni dei personaggi che ruotavano attorno a questa donna e alla sua compagna Alice B. Toklas. Oltre che nell’arte Gertrude è stata capace di vivere in maniera anticonformista anche la propria vita. La sua relazione con Alice era manifesta e vissero – in tempi in cui non era così semplice o usuale – la loro vita insieme, come coppia. Ad un certo punto, nel 1933 viene pubblicata l’Autobiografia di Alice Toklas. Particolarità di questa autobiografia è che sia stata scritta interamente da Gertrude Stein, in cui l’autrice parla di se stessa vista dagli occhi della sua compagna. L’ironia dell’idea è talmente alta che mentre lo ascolto (in audiolibro) rido per tutto il tempo! Ecco perché ho intitolato questo post “L’autobiografia mascherata”. Con un colpo di genio Gertrude parla di se stessa – e lo fa esaltandosi non poco – come se a descriverla fosse la sua mite compagna. Con uno sguardo di profonda ammirazione.


La sua vita è stata permeata dall’arte. In una fusione che non ha inizio né fine. Picasso dipinge un suo ritratto che è considerato il primo germoglio del cubismo. Lei stessa scrive in una maniera che si può, in qualche modo, considerare cubista. Scompone ciò che fino ad allora aveva una direzione e un senso per ricomporlo sfrondandolo di ciò che riteneva non necessario. Ci ritroviamo così a leggere interi periodi senza l’ausilio delle virgole. Il pensiero dei personaggi viene inserito senza premesse, chi legge – e qui sta la grande intuizione di Gertrude Stein – si eleva dal ruolo di semplice destinatario a parte che collabora attivamente. Deve smettere di ricevere passivamente, innescando un processo di partecipazione del testo. Si è obbligati a scegliere le pause a capire di chi siano i pensieri, a immergersi nel testo come se si fosse davvero attorniati dalle parole e non spettatori in superficie.

Gertrude Stein - cartoline da Picasso e Hemingway

Letture

Il libri di Gertrude Stein in lettura per me, in questo periodo, sono “Come volevasi dimostrare” e “Autobiografia di Alice Toklas”. Nei miei canali social ho disseminato un po’ di citazioni e ulteriori informazioni su di lei. Sono curiosa di sapere quale sia il vostro pensiero a riguardo.

Consigli

E adesso un po’ di consigli: se ci si vuole immergere nelle atmosfere dell’epoca, nei favolosi anni ruggenti, niente di meglio che una visione – o nuova visione – del film Midnight in Paris, appunto e un ascolto della sua colonna sonora. Sicuramente invito all’ascolto di Cole Porter, magari del musical Paris. All’interno ci sono canzoni indimenticabili e senza tempo come Let’s Do It, Let’s Fall in Love. Ho creato una bacheca su Pinterest intitolata “Gertrude Stein – rue de Fleurus 27” dove raccolgo un po’ di immagini che riguardano lei, il suo famoso salotto e gli amici che la frequentavano. Mi sono divertita un sacco e sono arrivata – come sempre su Pinterest – in luoghi che mi hanno fatta sognare. Consiglio una visita!


Una visita anche virtuale, – perché no, perché non approfittare della tecnologia? – ai musei che ospitano le opere di quegli artisti che gravitavano attorno al famoso salotto, che era colmo di quelle stesse opere alle pareti. Suggerisco, inoltre, di seguire l’account Instagram del Museu Picasso di Barcellona. Infine come non citare “Festa Mobile” di Hemingway. Pubblicato postumo, racconta i lunghi periodi passati da Ernest in una Parigi che concentrava artisti, locali, menti illuminate, tanto da renderla quasi un mito.

So che nel tempo approfondirò ancora la mia conoscenza di Gertrude. Donna che mi affascina nella sua interezza, nonostante le contraddizioni, il carattere, la lettura che richiede impegno.
Parigi vale sempre il viaggio.

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