Sardegna – La mia Isola ribelle

Questa terra che non mi pone confini nonostante ne sia lambita

La Sardegna è la mia terra.


Impossibile sradicarsi completamente. Quest’isola così complicata ti forgia come fa il maestrale con gli alberi. Immagine usata e abusata. Ma sarà perché odio il vento, lo sento come una presenza e non posso fare a meno di scrutarne gli effetti. Scuote e a volte sollecita troppo. Spesso vien voglia di andar via. A volte la nostalgia è così forte che si torna, senza sapere nemmeno il perché.


Al di là delle facili mitizzazioni, siamo un popolo che non si può descrivere, come tutti gli altri popoli, del resto. Ogni individuo di questa terra aspra e contraddittoria è un’isola esso stesso. C’è chi guarda al mare – quel mare che ci separa e ci chiama – con desiderio, chi con paura chi con cupidigia.

Sardegna - Sas bellas Mariposas


In Sardegna c’è chi vorrebbe costruire un impero sulle dune, mentre altr* salvano a fatica granello su granello.
Viaggiatori e viaggiatrici, poeti e poete, musicisti. C’è uno scrigno che ancora non ho finito di svuotare. Perché a ogni scoperta se ne lega una nuova.
Sergio Atzeni, Joyce Lussu, Cristina Caboni, Paolo Fresu, Salvatore Niffoi, Eleonora d’Arborea, Valeria Pecora, Antonio Gramsci, Peppino Mereu, Elena Ledda, Salvatore Satta, Grazia (non è necessario scriverne il cognome), Costantino Nivola, Maria Carta, Maria Lai, e ancora altri e ancora altre. E gli sconosciuti e sconosciute che ogni giorno mi regalano una nuova visione di questa piccola porzione di mondo. Persone di cui si è parlato e di cui – credo – si parlerà.


Non in quanto sardi o sarde. Ma in quanto persone cosmopolite, con la mente che guarda l’orizzonte, lo esplora, ne deduce, si sporge e non ha paura del confronto. Uniti sì da un’appartenenza comune, ma che non è vincolo, non è limite né stereotipo.


Solo un piccolo filo color del vento che ci lega. Parlerò di loro e di ciò che hanno scritto. E di questa terra da cui mi sono staccata tante volte, che conservo nella lingua, nello sguardo, ma che non mi pone confini sebbene ne sia lambita.

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