Vademecum per non lettori

Vademecum per non lettori

1 Ciò che vedete voi:

Una persona che fissa un libro, senza parlare, del tutto impassibile ma che quando chiedete:
«Dove trovo i miei calzini?» alza lo sguardo e dopo un secondo in cui pare non vedervi, dice:
«Nel secondo cassetto del comò»

*se siete stati attenti capirete che ci mette un secondo di troppo a rispondere, rispetto a quando cucina, guida, fa jogging, risponde a una mail. Ma di solito non siete attenti.

Ciò che succede a chi legge.

Sei in mezzo alle montagne, la nebbia non ti lascia nemmeno vedere i piedi. Orde di Orchi si stanno avvicinando e tu cerchi di camminare facendo meno rumore possibile. Un Nano guardingo ti copre le spalle, mentre due Elfi camminano a occhi chiusi per capire se ci siano segni di sconfitta, attraverso i loro sensi. Il tuo gruppo segue silenzioso e pieno di fiducia.

La battaglia è già iniziata, più sotto. Sai che stai per arrivare a dare il tuo contributo. La persona che ami è li in mezzo, ferita, che lotta per salvare il popolo a cui appartiene. Con un urlo di incitamento cerchi di dare coraggio e ti butti nella mischia. Sangue, fango, grida disperate, colpi schivati e nitriti di cavalli riempiono l’aria. Sudi, ma  cerchi di non badare al caldo infernale che appesantisce i movimenti. Colpisci e ti scansi, ancora e ancora. Finché una voce diversa dalle altre, si insinua nella battaglia, ti infastidisce togliendo concentrazione. Ti volti ma non vedi nessuno.

Ascolti con più attenzione, affini lo sguardo mentre un Troll tenta di schiacciarti; lo eviti per pura fortuna.

Percepisci qualcosa, finché riesci a modulare la frequenza dell’ascolto. Devi spostarti di qualche Era, attraversare lo spazio, cambiare clima, abiti, lingua. Eri in piedi in mezzo alla mischia e ora sei  sul divano mentre una voce dice «…iiieeeeei calzini

Ti guardi attorno per un attimo chiedendoti dove tu sia. Sbatti le palpebre per accettare la realtà e rispondi con un secondo di troppo:

«Secondo cassetto del comò»

Le grida degli orchi in lontananza ti stanno richiamando, la pagina è aperta, la nebbia inizia a risalire…

2 Ciò che vedete voi:

«Che facciamo, dormiamo? Spegni tu?»
«Sì, un minuto solo e poi spengo, finisco il capitolo.»

Dopo due ore:
«Ma non dovevi spegnere? Sono le due del mattino!»
«Le due? No non è possibile, guarda che ti sbagli.»

Ciò che vive chi legge.

Harry, Ron ed Hermione sono in infermeria, Sirius è stato appena portato dai Dissennatori nella torre. Silente, che tutto sa e tutto può (soprattutto se si tratta di favorire Harry), suggerisce a Hermione tre giri.

Hermione senza troppe spiegazioni, prende la Giratempo e porta con se Harry, di nuovo, indietro a quello stesso pomeriggio. Chi legge è lì, tra la casa di Hagrid e Fierobecco, che si chiede come diavolo se la caverà, questa volta, la zia Joanne per far filare la storia.

E rivive da capo tutto. Crosta che morde Ron, Fierobecco spacciato, così pare, la folle corsa e il Platano Picchiatore.

Il Platano Picchiatore! Che a quanto pare non picchia nessuno tranne quei tre. Perché tutti sanno come entrare. La stamberga strillante, Sirius, Piton – oddio Piton, e ora? – aspetta, escono. Sirius di nuovo, che chiede a Harry di andare a vivere con lui (lacrimuccia), la luna piena.

Infine chi legge è lì, sulle sponde del lago, aspettando un aiuto che sembra non arrivare. I Dissennatori che stanno per uccidere Harry e Sirius. Dieci Dissennatori, venti Dissennatori, cento Dissennatori… ma non dovevi spegnere la luce? Sono le due!

«Cosa? Chi? No, non è possibile. Guarda che ti sbagli. »

3 Cosa vedete voi:

«Un altro? Ma non ce l’hai già?»

Cosa prova chi legge.

Uh, oh, non ci credo! Un’altra edizione di Orgoglio e Pregiudizio. E guarda che bella! Sì è vero, ne ho altre cinque a casa, ma che importa? Guarda che copertina! Ispirata a quella dell’edizione di fine ottocento, con il pavone!!! No va be’ io devo averlo. E la traduzione? Mmm insomma. Però dai, ho quella della Mondadori che mi piace e in più e se voglio fare un confronto ho anche quella del ’57 dove al posto di Pregiudizio scrivevano Prevenzione.

Certo questa è un po’ grande, non è pratica da portare in giro. Però da tenere in borsa ho sempre quella della Newton Compton che ha la copertina morbida e mi va bene da leggere mentre faccio la fila.

Ma sì, la compro.

«Un altro? Ma non ce l’hai già?»
«Non capisci niente!»

4 Cosa vedete voi.

«Cavoli quanto pesa la tua valigia. Avevamo detto solo un libro!»

Cosa pensa chi legge.

Allora, vediamo un po’. Per il viaggio prendo qualcosa di poco impegnativo, un romanzo dovrebbe andare bene. E se poi mi annoia? Meglio aggiungere anche un piccolo saggio. Poi, il libro che non ho ancora finito. Un giallo nel caso ci sia mal tempo e si debba restare al chiuso. Qualcosa di rilassante prima di dormire… fiabe arabe, ok.

E se di giorno ci salta qualche prenotazione? Mi porto avanti con quel testo su cui devo scrivere la relazione. Ah, Jane Austen, non può mancare. E Harry. Oddio, quale Harry scelgo? Ah no, tanto ce l’ho nell’e-reader. Sì va bene, però almeno il Calice di fuoco in cartaceo va portato. Pensa che bello se nevica e c’è un camino acceso in Hotel. Vada per il Calice.

Mi pare ci sia tutto. Ora carico il Kindle, anzi aspetta, fammi andare un po’ su Amazon a vedere se con Unlimited posso aggiungere qualcosa…

«Dici che pesa? No, non più del solito, sicuro. Forse non hai più fatto sport negli ultimi tempi.»


I libri, la lettura, la carta, l’inchiostro. Ma anche solamente la narrazione, a voce o nell’e-reader. Un mondo a parte, che ha dei passaggi segreti collegati con quello reale, comune. Tra quei cunicoli labirintici mi sono persa, sbucata in Paesi sconosciuti, attraversato lande deserte, accompagnato esseri umani, extraterrestri, animali.

Conosco la vita sul pianeta Athshe, dove le foreste vengono distrutte dagli esseri umani e il popolo dei Sognatori è capace di attraversare lo spazio, le donne sono detentrici di saggezza. Ho camminato fra le brughiere, ascoltando il pianto di Jane Eyre, sperato di vedere una nave all’orizzonte, insieme a Robinson. Ho scoperto i libri di Renée, che si finge portiera. O che lo è, fingendo di non essere colta. Ho trovato cadaveri in biblioteca, assassini sui treni, viaggiato sul Titanic. Mi sono fermata a prendere fiato dopo una corsa a Belleville, nella speranza di trovare Julie, ho bevuto un tè a Highbury conversando con Emma e pianto quando Humprey cade nel lago e solo allora viene compreso. Ho viaggiato sotto i mari, al centro della terra, al termine della notte.

Mi sono scottata le dita cucinando Ai piani bassi, lavato lenzuola con Martin Eden, affrontato la balena bianca. Ho conosciuto Colomba, una Capinera, la Fattoria degli animali. Ho volato sulla scopa di Kiki, ricevuto la lettera da Hogwarts, distrutto un Anello. Ho percorso il cammino verso Santiago, perso un carico di lupini, cantato con le api.

Ho patito il freddo della Russia, le intemperie delle Alpi, odiato il sole indiano. Ho conosciuto il mostro e il suo creatore, avendo difficoltà a capire chi fosse il mostro. Ho aspettato sette minuti dopo la mezzanotte, procurato cibo a Skellig, divorato cioccolato direttamente dalla fabbrica. Conosco vampiri e streghe. Orchi, elfi, babbani. Di ognuno saprei dire il nome, saprei riconoscere la voce.

I libri sono viaggi.

E chi non si è mai messo in cammino, ha vissuto una vita bidimensionale. Ma può recuperare in ogni momento, senza mappa, bussola o stella polare. Ci sarà sempre una persona, un essere, un robot! pronto a tendere la mano e accompagnarvi.

Non si è mai più le stesse persone, dopo un viaggio di tale portata. Si diventa viaggiatori di universi paralleli, di vite altrui, di esperienze mai vissute.

Si diventa lettori. E si torna cambiati.

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